Nemiciamici

Ho sempre pensato che i social media fossero strumenti collaterali alla nostra presenza online. Anche se, lo ammetto, nel tempo ho avuto dei cedimenti, sono sempre stato convinto che nessun “profilo”, “pagina” o “gruppo” potesse, o dovesse, eguagliare l’unica e più concreta finestra sul mondo di internet: il sito web.


Vento che Cambia

Non molto tempo fa, in una lettera inviata alla Commissione Giustizia della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti, Mark Zuckerberg ha rivelato che nel 2021 l’amministrazione Biden ha esercitato pressioni su Facebook affinché censurasse determinati contenuti, anche satirici, in merito alla pandemia.

Il CEO di Meta Platforms ha inoltre annunciato la sospensione del programma di fact-checking indipendente, preferendo un sistema di “Community Notes” simile a quello di Twitter/X di Elon Musk.

Questo episodio non rappresenta solo un problema di libertà di espressione, ma dimostra come le piattaforme social subiscano influenze esterne, adattando le loro dinamiche ai mutamenti politici ed economici del momento.


Algoritmi(e)

Negli ultimi anni, i social media sono passati dall’essere strumenti di connessione e condivisione a veri e propri aggregatori di informazioni, in grado di influenzare tendenze e determinare chi debba vedere cosa e con quale priorità.

Questa trasformazione non riguarda solo la proprietà del contenuto, ma anche il controllo sulla sua diffusione e sul valore che esso genera. Non si tratta solo di proprietà intellettuale, ma dell’impatto che i contenuti generano nel mondo reale, influenzando visibilità, reputazione e interazione con il pubblico.

Ufficialmente pensati per migliorare l’esperienza dell’utente, gli algoritmi finiscono per stabilire in modo arbitrario cosa merita visibilità e cosa no. Le conseguenze possono essere molteplici:

  • Un profilo seguito da migliaia di utenti può essere limitato o oscurato senza preavviso.
  • Un contenuto, fino a ieri accettabile, può diventare improvvisamente meno visibile a causa di nuove policy.
  • Strategie digitali aziendali e professionali possono perdere efficacia ad ogni aggiornamento delle policy.

Chi investe tempo e risorse su queste piattaforme deve fare i conti con regole mutevoli e con la consapevolezza di non avere il pieno controllo sulla propria presenza online.

Pensiamo a un creator o un’azienda che ha impiegato anni nel costruire la propria community:

  • Se Meta decidesse di limitarne il profilo, non perderebbe solo i contenuti, ma il valore costruito nel tempo, ovvero il legame con il pubblico.
  • Se Google sospendesse un’attività senza preavviso, la credibilità acquisita attraverso recensioni e interazioni potrebbe svanire.
  • Se, dopo l’ennesimo cambio di algoritmo, Instagram decidesse di modificare il formato delle anteprime del feed, una strategia di comunicazione consolidata e funzionale potrebbe perdere di efficacia da un giorno all’altro.

Se il web è la tua casa, i Social sono il tuo monolocale in affitto!

I social media sono strumenti fondamentali per il marketing e la comunicazione, ma affidarsi esclusivamente a essi può essere superficiale e rischioso.

Per costruire una presenza digitale solida occorre creare una base indipendente:

  • Un sito web ben strutturato e ottimizzato per i dispositivi mobili, che funga da punto di riferimento per tutti i contenuti e garantisca stabilità nel tempo.
  • Una newsletter con una base di contatti qualificati, per mantenere un rapporto diretto con il pubblico senza dipendere dagli algoritmi.

Questi strumenti costituiscono gli elementi essenziali per un’infrastruttura digitale autonoma, capace di mantenere controllo e continuità senza subire le oscillazioni delle piattaforme social.

Investire in un proprio sito significa valorizzare i contenuti, proteggere la propria identità digitale e garantire una comunicazione efficace e duratura nel tempo.

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